Riflessi0one 42-2025
Arriva il Signore. Non siamo qui anche quest'anno far finta che poi nasce Gesù. È nato nella Storia, tornerà nella gloria e qui, nel mezzo, ci siamo noi. Ci diamo un tempo per fermarci, 4 settimane, per lasciare che la nostra anima ci raggiunga, per smettere di far finta di niente. Ancora una volta, ancora un Natale, l’ennesimo, per nascere... per rinascere. Questo Dio che chiede ancora di nascere in ciascuno di noi, che da tanti anni lo accogliamo e che rischiamo di abituarci allo stupore. In chi vi ha rinunciato, travolto dal dolore o dal peccato. In chi crede di credere e ancora non ha incontrato il Dio bellissimo di Gesù. In questa Chiesa a volte stanca, confusa e affannata. Per ribadire che Dio ci è venuto incontro, che è qui, che è uomo. Per imparare a diventare uomini, guardando quanto ha fatto Dio.
Dopo tanti anni di odio e di guerra, nonostante i molti morti dell’ultimo secolo, l’uomo non cambia. Le diversità diventano divisione, le opinioni altrui una minaccia, il modo di vedere le cose un ostacolo. L’altro è un avversario, un nemico, un pericolo. In Ucraina come in Sudan, in politica come sugli spalti degli stadi, sui social come nei dibattiti televisivi diventati fiumi di rabbia. La diversità viene vissuta non come opportunità ma come sfida e aggressività. Accogliere Dio, accogliere questo Dio, il nostro Dio manifestatosi definitivamente in Gesù, oltre le nostre divisioni, oltre le nostre piccole battaglie, oltre l’evidenza è una sfida, certo... Ma come ricorda San Paolo ai Romani nella prima lettura: la notte è avanzata, indossiamo le armi della luce... Più è buio, più splendo della luce del Vangelo. L’Avvento ci viene donato per alzare lo sguardo. Gesù, come cita il Vangelo, viene continuamente nelle nostre vite, nella quotidianità del lavoro della donna che macina, dell’uomo che lavora nei campi e ci avverte: uno è preso, l’altro lasciato. Uno incontra Dio, l’altro no. Uno è riempito, l’altro non si fa trovare. E leggendo questa pagina, che non capiamo, che pensiamo parli di disgrazie e di fine del mondo, gridiamo: speriamo di essere lasciati! No, assolutamente: speriamo di essere presi. Presi dall’amore e riempiti dell'amore di Dio. Dio è discreto, modesto, non impone la sua presenza. A noi è chiesto di spalancare il cuore, di aprire gli occhi, di lasciar emergere il desiderio. Viene come un ladro, perché sa che siamo preziosi, sa che dentro la cassaforte del nostro cuore brilla il desiderio dell’amore ancora da scoprire, ancora da donare. Perché, come ci siamo ripetuti nelle ultime domeniche, solo dalla consapevolezza del nulla scaturisce il desiderio, si innesca la ricerca. Stiamo svegli, smettiamola di fare le vittime, troviamo il modo di esserci. Ritagliamo uno spazio quotidiano alla preghiera, per meditare la Parola, regaliamoci un momento nella giornata per fare momento di silenzio e di riflessione, facciamo una piccola deviazione, di tanto in tanto, entrare in una chiesa. Lasciamoci aiutare dai simboli del Natale cristiano: prepariamo un presepe nelle nostre case, addobbiamoa un albero, partecipiamo alla novena... Facciamo qualcosa, una piccola cosa, per chiederci se Cristo è nato in noi, per non lasciarci travolgere dal diluvio di parole e cose che ognuno di noi vive. Sappiatevi amati, perché Dio ci ha dato un appuntamento. Buona domenica
Come di consueto propongo un audio commento al Vangelo di Paolo Curtaz, un modo per lasciarsi evangelizzare semplicemente ascoltando: https://soundcloud.com/paolocurtaz/commento-al-vangelo-del-30-novembre-2025
