Riflessione 08 - 2026

Gesù va nella città di Sicar (attuale Jenin), in Samaria. La Samaria era considerata una terra straniera perchè fu la prima delle tribù di Israele a cadere sotto il dominio assiro 700 anni prima. Gli Ebrei, al tempo di Gesù, nutrivano un profondo disprezzo verso i Samaritani, considerati "pagani", impuri a causa della loro origine mista e del loro culto sul monte Garizim. Riconoscevano solo il Pentateuco (con alcune varianti) e avevano un tempio rivale sul monte Garizim, rifiutando la centralità di Gerusalemme. La Samaria, in questo brano, è rappresentata da quella donna, sola, che va a far acqua al pozzo nell’ora più assurda della giornata, per non essere vista, perchè il paese è piccolo e la gente mormora. Lei non ne può davvero più di essere giudicata, come me, come te, di dover essere come gli altri vogliono. Non è un incontro casuale, Gesù va di proposito a quel pozzo, in quell'ora improbabile per incontrarla. E' sempre Dio che ci insegue, perchè sa che la nostra fede, a volte spenta come quella della samaritana, ha sete. Nessun maschio parla ad una donna, nessun ebreo parla ad un samaritano. Gesù tenta un approccio, ma la Samaritana è schiva, diffidente. Il Maestro non si scoraggia e afferma di avere un’acqua che disseta per sempre. Ora ha l'attenzione della donna e dopo aver superato ancora qualche perplessità alza la posta. Quando mettiamo a fuoco il desiderio di felicità che portiamo nel cuore, Dio ci chiede di essere autentici, di gettare le maschere che indossiamo per difenderci o per metterci in mostra. Gesù chiede alla donna di chiamare suo marito. Lei si irrigidisce, ha avuto una vita sentimentale difficile, lasciata quattro volte, illusa e abbandonata. Uno strazio. Non solo deve andare al pozzo a mezzogiorno per non incontrare lo sguardo giudicante dei suoi concittadini, ma ha scoperto che l’acqua ricevuta dai suoi uomini è presto svanita dal suo cuore. Ma il vero sposo è davanti a lei, non per giudicarla, ma per salvarla. Per farle vedere che quell’amore elemosinato e negato, in realtà, le è per sempre donato. La donna non sopporta tanta verità e la butta sul religioso. Gesù le ha letto la vita, dev’essere un profeta, allora in quale tempio occorre venerare Dio, Gerusalemme o Garizim? Domanda inutile: lei, in quanto pubblica peccatrice, non può entrare in nessuno dei due templi che offrono riparo solo ai "puri" e ai "giusti". Gesù la libera da ogni inutile senso di colpa: nel tuo cuore incontrerai Dio. Il suo cuore è tempio e Dio lo abita anche se la sua vita affettiva è marcia. Ecco, quello straniero le ha detto ciò che mai nessuno mai le aveva detto. Lei è tempio. Non sa nemmeno cosa dire.  Arriverà il Messia? No, risponde Gesù. Il futuro è già qui e si è realizzato, il Messia è già lì davanti a lei. Davanti a me che scrivo. Davanti a te che leggi. Lascia la brocca in terra, la donna e corre da coloro che evitava. Grida del suo incontro, perché chi si sente amata e diventa contagiosa. Eccoci, siamo qui anche noi: assetati come la samaritana, feriti e diffidenti, giudicati dai benpensanti che fioriscono come la gramigna. Se abbiamo il coraggio di farci incontrare, di abbassare le difese, di essere onesti, nudi e spogliati dalle troppe resistenze che impediscono a Dio di incontrarci, diventiamo capaci di rinascere, di annunciare a tutti quanti siamo amati. È questa la fede. È questo il cristianesimo. Un incontro seducente. E credere è cedere al corteggiamento di Dio. Sappiatevi amati, buona domenica.

Come di consueto propongo un audio commento al Vangelo di Paolo Curtaz, un modo per lasciarsi evangelizzare semplicemente ascoltando: https://soundcloud.com/paolocurtaz/commento-al-vangelo-dell8-1