Riflessione 09-2026

Che strana quaresima quest'anno! Fra nazioni che si combattono, governanti che si credono immortali, toni che si alzano sempre più, scoraggiamento e sconforto che minano anche la fede e fanno prevalere la Paura. Imparassimo a vedere, imparassimo a capire quanta grazia c’è in questo spavento! Il rischio, invece, è quello di sprofondare nella notte, non quella che si alterna al giorno, ma quella dello spirito, dell’anima. Uno stato in cui la tenebra contraddistingue le nostre scelte, il nostro percorso. Giovanni, nel Vangelo, tenta di descrivere in che cosa consista la conversione: in una reale illuminazione, come chi sta in una stanza buia da tutta una vita e, d’improvviso, qualcuno spalanca le ante e lascia entrare la luce. La stanza è la stessa ma gli spazi, le forme ed i colori cambiano. È l’esperienza che fa il cieco nato, giudicato, per le credenze di un tempo, peccatore senza possibilità di redenzione e costretto a mendicare per vivere. Un uomo abituato a convivere con le tenebre e col giudizio della gente. Come avviene anche a noi, sempre appesi alle parole degli altri, sempre attenti a comportarci come gli altri vorrebbero che ci comportassimo per meritarci attenzione e approvazione. Gesù, passando, vede l’uomo cieco e lo guarisce. Usa gesti semplici: le dita, con la saliva, (che si pensava contenesse il soffio della vita) e con l'acqua (segno del Battesimo che purifica). L’illuminazione avviene per gradi, ma inizia sempre con un incontro. L’uomo è cieco, ma Dio ci vede benissimo e così avviene il cambiamento talmente forte e grande che la gente non riconosce più quell’uomo. Quando diventiamo discepoli, inesorabilmente, non siamo più le persone di prima. Irriconoscibili. Anche a noi stessi, Invece capire ciò che è realmente accaduto, i "puri" della Legge obiettano. Non hanno emozioni o affetti, si sono ritagliati il ruolo di difensori di Dio senza che nessuno gliel’abbia chiesto. Gesù è un peccatore perché trasgredisce la Legge, è impossibile che abbia guarito quell’uomo che, quindi, è un bugiardo. Ingabbiano Dio nelle loro logiche assurde, come rischiamo di fare noi, quando non ammettiamo che Dio ha molta più fantasia di noi, sostituendoci a lui. I farisei, non capiscono e si mettono a caccia di qualcuno da incolpare: il cieco, i suoi genitori, Gesù...così come spesso facciamo anche noi, senza che mai che ci sfiori il dubbio che magari le cose accadono e basta e che anche le cose negative possono diventar strumento di illuminazione. Gesù, intanto è sparito. Lascia crescere il cieco che ora vede bene ed è davvero un’altra persona. Non la vittima dei suoi sensi di colpa, ma un uomo nuovo: tratta alla pari i dottori della Legge, risponde a tono. Loro che credono di sapere, ma non sanno spiegare come possa un peccatore guarire un cieco. Giovanni, lancia il sasso: chi è veramente cieco fra questi? Chi non ci vede o chi presume di vedere tutto benissimo? Alla fine, i farisei cercano lo scontro, ma il cieco è ormai libero, ha tagliato i ponti con quel mondo, è roba vecchia. Riecco Gesù. Il cieco guarito ha tutti gli elementi per capire, ora è libero, vede e non è più schiacciato dal giudizio degli altri. Il Signore ci insegue, ci raggiunge sempre, prende l’iniziativa, se lo desideriamo. Se solo tornassimo a vedere... Se solo vedessimo quante opportunità ci sono, ogni giorno, per la nostra guarigione interiore e per la nostra conversione... Siamo assetati e Cristo è l’acqua. Siamo ciechi e Cristo è la luce. Buona domenica, sappiatevi amati.

Come di consueto propongo un audio commento al Vangelo di Paolo Curtaz, un modo per lasciarsi evangelizzare semplicemente ascoltando: https://soundcloud.com/paolocurtaz/commento-al-vangelo-del-15-2