Riflessione 13-2026
I discepoli, scossi e sconvolti, abbandonano in fretta Gerusalemme e vanno verso Emmaus. Cercano di rifugiarsi in un posto che li protegga dal caos assoluto, dalla paura. Ma chi studia la Scrittura dice di più: Emmaus non è un posto qualunque nella storia di Israele. A Emmaus il gruppo di ribelli capeggiato da Giuda Maccabeo era riuscito a sconfiggere il potente esercito del re Antioco IV Epifane (1Mac 4,24-25) e quella vittoria inattesa aveva acceso gli animi, tanto da pensare che Giuda il Maccabeo fosse il Messia. Lasciano il messianismo crocefisso, per tornare alla visione nostalgica di un messianismo trionfante e muscoloso. Il loro cuore è triste, deluso, amareggiato. Come accade anche a noi, a me. Ma proprio in questi momenti arriva lui, perchè sa bene cosa stiamo vivendo. Porta incisi nella carne i segni del dolore. Cammina con noi e ci scuote, ci sveglia, ci accompagna fuori dal sepolcro. Lui il sepolcro l’ha abbandonato, noi no. Ecco perché Gesù risorto si prende la briga di rincorrerci sulle strade del mondo. Meglio lasciare Gerusalemme, tira una bruttissima aria, i discepoli sono tutti fuggiti o rintanati nel cenacolo. Due fra questi hanno preso la strada verso casa. È lì che si affianca uno sconosciuto, un viandante come loro, attacca bottone chiedendo ragione dei loro discorsi. Si fermano, increduli che questo straniero non sa cosa sia successo a Gerusalemme. Gesù sorride: Parlano della sua morte, del suo strazio, della sua croce. I discepoli tristi, pronunciano la madre di tutte le frasi tristi del Vangelo: noi speravamo. La speranza declinata al passato. Una speranza sepolta. Gesù no, è già oltre, nel presente e nel futuro. Gesù lascia dire, poi, pazientemente, spiega loro le Scritture. Perchè le conoscono, come noi, anzi sicuramente meglio, ma non è sufficiente conoscere le scritture o ascoltare devotamente il Vangelo alla Messa e poi le mettere tutto nel cassetto delle devozioni. La vita è un’altra roba! Dovremmo imparare a lasciare che la Parola ribalti le nostre vite, le rianimi. le smuova e le frantumi, se necessario. I cuori dei due discepoli non sono ancora risorti, ma si scaldano però e chiedono a quella strana persona di restare con loro. Il Signore si ferma, non tira dritto, come fa ogni volta se appena accenniamo al cambiamento (non dico alla conversione) e accade il segno del pane. Tornano a Gerusalemme, dagli altri. Raccontano e tutti sono in fibrillazione. Vengono a sapere che il risorto è apparso anche a SimonePietro e mentre parlano, appare anche fra loro. Eccoci, come loro, tardi e tristi, saremmo da rimproverare ogni volta per la nostra poca fede ma il Signore no, non lo fa. Ancora pazienta, scuote, racconta, spiega, spezza il pane. Grazie Dio. Buona domenica. Sappiatevi amati.
Come di consueto propongo un audio commento al Vangelo di Paolo Curtaz, un modo per lasciarsi evangelizzare semplicemente ascoltando: https://soundcloud.com/paolocurtaz/commento-al-vangelo-del-19-1
