Riflessione 14-2026

Oggi la liturgia ci propone un bellissimo brano del lungo discorso che Gesù, secondo l’evangelista Giovanni, ha tenuto dopo la lavanda dei piedi. Gesù è preoccupato per i suoi discepoli, li vuole salvare dalla logica del mondo, che rischia di contagiare il nostro modo di vedere e di pensare. E quanto aveva ragione, purtroppo! Nella nostra vita spesso dilagano logiche mondane, contrapposizioni, bramosie, arrivismo e ne vediamo le conseguenze. Viviamo in questo mondo, ne siamo influenzati ma non gli apparteniamo, dice il Signore. Ma, sappiamo bene, che da soli fatichiamo, e tanto. Come distinguere cosa proviene da Dio e cosa dalla nostra ombra interiore? Come trovare la forza per affrontare le inevitabili difficoltà che tutti dobbiamo affrontare? Gesù ci incoraggia: ci dona lo Spirito Santo, la forza del Padre, il dono del Risorto ai credenti: il paraclito. Il termine usato da Gesù in greco, la lingua con cui sono scritti i Vangeli, è "paracleto", che abbiamo tradotto, con qualche approssimazione in consolatore. In realtà il paracleto, letteralmente è "colui che è chiamato accanto", una figura preziosa e concreta nel mondo antico in cui non esistevano gli avvocati. Una persona chiamata in giudizio doveva difendersi da solo ma, in assenza di prove sufficienti a comprovare la propria innocenza, poteva sperare che fra il pubblico vi fosse un paracleto, cioè un cittadino rispettato da tutti, che, convinto della sua innocenza, poteva alzarsi dal pubblico e mettersi a fianco dell’accusato e suggerirgli che cosa dire. Il suo intervento, spesso, finiva col convincere i giudici dell’innocenza dell’accusato. Come a ricordarci che Dio suggerisce ma poi siamo noi a dover fare. Gesù, dopo sè stesso, ci invia un altro paraclito che ci difende dal peccato e dall’ombra, che ci dona una nuova possibilità. Lo Spirito della verità ci conduce alla verità tutta intera: su Dio, sul mondo, su noi stessi. La verità non è un insieme di dottrine da imparare, ma una persona, il Cristo, che ci svela chi siamo e chi è Dio. La verità ci rende liberi, la consapevolezza di ciò che siamo, senza nascondere i nostri limiti giustificando i nostri errori, senza farcene travolgere e schiacciare, ci porta alla libertà. Liberi dal peccato, liberi dalle ombre, liberi dai limiti per poter amare come siamo stati amati. Verità e libertà sono compagne di viaggio. Non la libertà che oggi ci viene proposta, un’assurda anarchia egoistica e narcisista: mi disinteresso di tutto mettendo il mio piccolo ego al centro dell’Universo, ma la libertà di chi trova il suo posto all’interno del progetto di Dio. Invochiamo lo Spirito, sempre, che ci permette di giungere alla pienezza della verità. Se è davvero così, allora, la difficoltà diventa straordinaria opportunità, occasione di annuncio, ragione di conversione. Ne sa qualcosa Filippo nella prima lettura che, a causa della persecuzione che si è scatenata contro la primitiva comunità, è fuggito e si ritrova in Samaria, la terra abbandonata, la terra eretica, la sposa infedele che Gesù stesso ha cercato di sedurre e di riconquistare. La fuga diventa luogo per l’annuncio e conversione di nuovi discepoli. Se la Chiesa in occidente, nell’attuale complessa situazione storica, la smettesse di lamentarsi, e ricominciasse semplicemente a fare la Chiesa, cioè ad annunciare nella gioia Gesù Cristo, semplificando il proprio linguaggio, limando le proprie incoerenze, forse potrebbe fare la stessa esperienza che ha fatto Filippo. Dimorare nell’amore, non scoraggiarsi e approfondire la fede, come suggerisce Pietro nella seconda lettura. Il nostro cristianesimo occidentale oscilla fra due eccessi ugualmente pericolosi: il ritorno ad un clima di chiusura e di contrapposizione col mondo innalzando barriere nei confronti degli altri ed il rischio di cedere ad un cristianesimo emotivo e populista, che segue le apparizioni e dimentica il fondamento della fede. Di fronte a questo scenario la Chiesa propone un’alleanza fra intelligenza e fede, fra conoscenza e spiritualità. Solo con la comprensione dei testi, con la preghiera, con la ricerca della verità possiamo far coincidere le attese dell’uomo contemporaneo con la Parola del Signore. Così, diverremo capaci di far fiorire la speranza che è in noi, diventando profezia di un mondo riconciliato. Sappiatevi amati, buona domenica.

Come di consueto propongo un audio commento al Vangelo di Paolo Curtaz, un modo per lasciarsi evangelizzare semplicemente ascoltando: https://www.youtube.com/watch?v=S0f--sn3eqg&pp=0gcJCQMLAYcqIYzv