Riflessione 21-2026

Le prime due parabole di questa domenica sono due parabole molto simili nel contenuto e nella struttura, una ripetizione usata per ribadire un concetto piuttosto evidente: incontrare Dio è la cosa più bella che ti possa succedere, è una sorpresa per cui vale la pena di abbandonare tutto, una gioia che ti fa dimenticare tutto il resto. Ma devi agire con scaltrezza e urgenza se vuoi che ciò accada. I verbi trovare, andare, vendere, comperare, si riferiscono al contadino e al mercante ma è evidente che il protagonista della parabola è un altro: il tesoro nascosto nel campo, la perla preziosa a lungo cercata. Sono loro che possiedono gli uomini e non viceversa. È Dio che ci cerca. Il bracciante, trova il tesoro per caso, inaspettatamente. Il mercante, invece, trova la perla dopo una lunga ricerca. Sono le due dimensioni presenti in ogni esperienza di fede, in ogni percorso che conduce a Dio: lo stupore di chi scopre qualcosa di inatteso e bellissimo e, insieme, la fatica di cercarlo e di custodirlo. Ci sono, nel racconto, alcuni dettagli da sottolineare. Prima viene descritto lo stupore del bracciante per la scoperta, poi la decisione di vendere tutto per acquistare il terreno. Accade anche a noi così: ci avviciniamo (o riavviciniamo) alla fede perché affascinati da qualcuno che ci attrae, perché inciampiamo in qualcosa di prezioso che ci affascina. Ma solo dopo che abbiamo davvero messo la ricerca al centro e ci siamo fidati scopriamo tantissime altre cose su Dio e su di noi e possiamo gioire del tesoro della sua presenza! Un altro dettaglio è il valore della perla. Nell’antichità era considerata la cosa più inestimabile che si potesse possedere, come oggi accade con i diamanti. Le perle si pescavano nel mar Rosso o nei mari dell’Arabia ed erano ambitissime. Il nostro modo di dire sei una perla deriva proprio dal loro valore che giustificava, fra l’altro, la ricerca onerosa del mercante che viaggia per mezzo mondo alla ricerca di qualche pezzo pregiato. Il centro della parabola è in una piccola e splendida frase: spinto dalla gioia. Il bracciante è spinto dalla gioia, la gioia inattesa ed improvvisa di avere scoperto qualcosa di inimmaginabile lo spinge a fare delle scelte drastiche, irrevocabili. Così si presenta il Dio di Gesù, come il portatore di una gioia ineguagliabile. Ed è la gioia a spingere il bracciante a raccogliere tutti i suoi risparmi per avere denaro sufficiente a comperare il campo in cui è nascosto il tesoro. È la gioia, anche se non viene esplicitata, a muovere il mercante di perle che, nel suo girovagare, trova la perla più preziosa di tutte, e che lo spinge a vendere tutto ciò che ha per averla. Entrambi vendono tutto ciò che possiedono, poco, per il bracciante, tantissimo, per il mercante. È un modo esplicito per dire che vale la pena dare tutto ciò che si ha per comprare il campo e la perla. Nulla eguaglia la gioia dello scoprirsi amati da Dio. Troppe volte, il cristianesimo è stato accostato alla sofferenza, al dolore, al senso del dovere. Siamo tutti pronti a fare l’elenco delle tante belle cose cui abbiamo rinunciato per essere dei bravi cristiani. Molti, nel mondo, pensano che la fede sia qualcosa di giusto, di doveroso, di importante, ma di mortalmente noioso, e se ne tengono a debita distanza. In questa parabola, invece, tutto viene ribaltato, è la gioia che spinge, è la gioia che converte e convince, è la gioia che fa cambiare. Per questa ragione dobbiamo recuperare e praticare la gioia cristiana che non si riduce ad una forte emozione ma che è il frutto di una lunga conversione. La gioia cristiana è una tristezza superata. Sarebbe bello che questa gioia fosse più evidente sui nostri volti, nelle nostre scelte, nei nostri cuori, nelle nostre assemblee... Gesù ci presenta l’incontro con Dio come la scoperta di un tesoro, di una perla dal valore inestimabile. Ci provoca dicendo che l’incontro con Dio e la scoperta del suo regno è la cosa più bella che ci possa accadere. Il Signore è più grande della più grande gioia che siamo in grado di vivere (Mt 10,37). Più degli affetti, delle relazioni, delle legittime gioie che la vita ci regala e che siamo chiamati a vivere per rendere gloria a Dio che ce le dona. Dio è gioia, dice Gesù, non quello delle nostre paure: severo, scostante, incomprensibile. Il Suo è il Dio della gioia... tocca a noi scoprirlo. Sappiatevi amati, buona domenica.

 

Come di consueto propongo un audio commento al Vangelo di Paolo Curtaz, un modo per lasciarsi evangelizzare semplicemente ascoltando: https://youtu.be/iknceB63Uqg