Riflessione 35-2025

Il Vangelo di oggi è incentrato sulla lebbra. Questa malattia terribile che al tempo di Gesù annullava le persone contagiate. Non potendo essere guariti ed essendo molto contagiosi, i lebbrosi venivano cacciati dalla città ed ogni volta che incontravano qualcuno dovevano fermarsi a distanza e dichiarare urlando la loro malattia. Questo sistema di "difesa anticontagio" era stato adottato per evitare per evitare grosse epidemie, tuttavia emarginava totalmente il malato dalla vita sociale. Il trattamento era duro ma non importava molto agli ebrei, i quali pensavano che la lebbra fosse un castigo di Dio per ciò che si era commesso e quindi, come dire... se lo meritavano. I rabbini sostenevano che il lebbroso era come un morto: poteva solo contaminare chi lo toccava. Gesù stava salendo a Gerusalemme, perticolare non da poco, dato che tutta la sua vita è proiettata su quella città, probabilmente aveva mille pensieri... quando gli si fanno incontro i 10 lebbrosi urlando. Devono fermarsi a distanza e per farsi ascoltare, urlano. Sono dieci, il numero dieci indica, in Israele, la totalità. Siamo tutti malati, tutti lebbrosi, tutti bisognosi. La loro vita si consuma nella malattia, la loro anima è morta da tempo divorata dal giudizio della gente e dai sensi di colpa. Appesi al giudizio impietoso degli altri, come noi, spesso. Dei dieci uno è straniero, nemico, un samaritano, la malattia e il dolore accomunano ogni uomo, senza distinzioni di religione o di etnia. La sofferenza è e resta l’esperienza più comune dell'umanità. Chiedono pietà, la compassione che nessuno offre loro. Gesù chiede loro di andare dai sacerdoti per essere guariti perchè era un usanza del tempo di Gesù. Il sacerdote fungeva anche da ufficiale medico: solo lui poteva attestare la guarigione e il reinserimento nella società di un lebbroso. Non li guarisce immediatamente, li invita a fare un cammino, a fidarsi. Dio non ama i miracoli eclatanti, chiede sempre consapevolezza, cammino, fiducia, mediazione. I dieci vanno, forse delusi dal non avere visto la propria pelle risanarsi all’istante e, mentre camminano, si accorgono di essere guariti. Anche a molti di noi accade di guarire per strada, quando la smettiamo di porre condizioni a Dio e a noi stessi. I lebbrosi guariti vanno dal sacerdote, eccetto uno, colui che non ha tempio, che non ha sacerdoti: il samaritano. Il suo tempio, sul monte Garizim, è stato raso al suolo dagli ebrei, non sa dove andare e torna da Gesù. Abituato a considerarsi un maledetto da Dio, il suo pensiero guarisce, la sua anima guarisce. Si scopre amato vedendosi guarito. È quello che possiamo fare anche noi. Dio ci guarisce, certo, ma solo se ci mettiamo in cammino, se ci vediamo dentro, se ci osserviamo, se prendiamo consapevolezza. Non è la nostra vita che cambia, è lo sguardo che abbiamo su di essa. Da vittime a protagonisti, da appestati a uomini liberi. Uno solo torna a ringraziare pieno di fede e Gesù, sconfortato, constata che dieci sono stati sanati, ma uno solo salvato. Il samaritano torna indietro lodando Dio a gran voce, non può tacere, urla la sua gioia, la sua solitudine e la sua emarginazione sono finalmente finiti. E gli altri? Chiede Gesù. Nulla, spariti, scomparsi. Guarire gli uomini dalla loro ingratitudine è ben più difficile che guarirli dalle loro malattie. Essere guariti non significa essere salvati. I nove ingrati sono la perfetta icona di un cristianesimo molto diffuso, che ricorre a Dio come ad un potente guaritore da invocare nei momenti di difficoltà. E' la triste immagine di Dio che si fabbricano coloro che a Lui ricorrono solo quando c’è bisogno, che lasciano Dio ben lontano dalle loro scelte, dalla loro famiglia, salvo poi arrabbiarsi e tirarlo in ballo quando qualcosa va storto nei loro progetti. I nove sono guariti: hanno ottenuto ciò che chiedevano, ma non sono salvati. È tempo di camminare, fidandoci del Signore. È tempo di vederci con uno sguardo diverso, guariti. È tempo di tornare indietro gridando a gran voce la gloria di Dio e le opere che compie in no. Sappiatevi amati, buona domenica.

Come di consueto propongo l'audio commento al Vangelo di Paolo Curtaz, un modo per lasciarsi evangelizzare semplicementeascoltando: https://soundcloud.com/paolocurtaz/commento-al-vangelo-del-12-ottobre-2025