Riflessione 36-2025
Figlio mio, tu rimani saldo in quello che hai imparato e che credi fermamente... Così Paolo, nella seconda lettura, parla a Timoteo. E' affaticato Timoteo, a cui è stata affidata una delle prime comunità cristiane, perchè dopo un inizio entusiasmante, nascono i primi problemi. Paolo gli indica il percorso: deve tenere duro, tornare a meditare la Parola annunciata, esortare in ogni modo la sua gente. Oggi forse scriverebbe le stesse parole alle nostre comunità che si assottigliano, che fanno i conti con una mentalità che corrode la vita bella del Vangelo, ai nostri cuori spaventati dalla crisi, dalla guerra, che passano da una paura all’altra. E scriverebbe le stesse parole ai tanti preti stanchi, strattonati da mille impegni, svuotati, arresi ad una pastorale sempre più di conservazione. È un tempo difficile e prezioso, quello che stiamo vivendo, in cui sentiamo il bisogno di qualcuno che, sul monte, preghi per noi che combattiamo interiormente contro i mille difficoltà. Eppure, che ci crediate o no, questo tempo è di grazia, perché Dio fa nuove tutte le cose. Il giudice della parabola di oggi non è Dio, ma il mondo insensibile alle legittime richieste della vedova, vedova che è la sposa di Cristo, la Chiesa. Luca scrive il suo vangelo quando le comunità cristiane nascenti sono travolte dalla follia dell’Imperatore che chiede di essere venerato come un Dio, e sono sconfortate e scoraggiate. E Gesù dice a loro come a noi: continuate a pregare!!! E tanto più il mondo sbraita e si agita tanto più siamo chiamati a tenere duro. Siamo chiamati ad insistere, non per convincere Dio, ma per convertire il nostro cuore, per scoprire che Dio non è un giudice, né giusto né ingiusto, ma un padre tenerissimo. Insistere non per cambiare radicalmente le cose, neppure per cambiare noi stessi, ma per vedere nel mondo il cuore di Dio. Insistere nella battaglia che, quotidianamente, dobbiamo affrontare, come Mosè che prega per vincere. Insistere coltivando il mondo interiore, nutrendo l’anima, scrutando e meditando la Parola, luce ai nostri passi. E se questi tempi cupi ci fossero donati esattamente per tornare all’essenziale? Per scrollare dal nostro cristianesimo sociale tutte le incrostazioni che lo appesantiscono? Per evidenziare di più e meglio ciò che è il cristianesimo: un percorso spirituale di conoscenza del vero volto di Dio? Pregare è entrare nel proprio spazio sacro, intimo ed inviolabile e lasciare che sia la Parola ad illuminarne l’intelligenza e l’emozione. Spesso per noi la preghiera è fatica, impegno, lavoro. Certo: non è facile far spazio in noi stessi, ritagliarsi uno spazio quotidiano di ascolto nella nostra vita irrequieta. Ma quando scopriamo la bellezza della Parola, la sua vastità, la sua attualità, la sua forza, allora ne restiamo affascinati. Impariamo a pregare, da soli, in comunità, nella grande preghiera che è la Liturgia. La preghiera è il santuario in cui scopriamo il vero volto di Dio, il luogo dove l’anima incontra la nostra vita frammentata e sconclusionata. Conservare e coltivare una vita interiore in questo tempo feroce, in un occidente che ha smarrito l’anima, ha un che di eroico, perchè non è scontata la fede. Né la presenza di noi cristiani. Il cristianesimo non si trasmette come il colore degli occhi. Né identifica una nazione. Allora Gesù, dopo avere raccomandato di insistere, di tenere duro, di praticare e chiedere la giustizia, si interroga e ci interroga: quando tornerò ci sarà ancora la fede sulla terra? Non chiede se ci sarà ancora un’organizzazione ecclesiale, una vita etica derivante dal cristianesimo o delle belle e buone opere sociali... Non chiede se la gente andrà a Messa, i cristiani saranno ancora visibili, professeranno ancora i valori del vangelo. Chiede la fede il Signore. Non l’efficacia, non l’organizzazione, non la coerenza, non la struttura. Tutte cose essenziali, se portano e coltivano la fede, ma inutili e pericolose se autoreferenziali, se auto-celebrative. Lasciamo agire questa Parola dentro di noi, così, scomoda com’è, senza sprofondare nel vittimismo e nella lamentazione. Per poter rispondere, durante le nostre assemblee, con la nostra presenza, la nostra vita, il nostro desiderio: sì, Signore, Maestro, se oggi verrai, troverai ancora la fede. La mia!!! Magari piccola e claudicante, ma presente. Buona domenica, sappiatevi amati.
Come di consueto propongo l'audio commento al Vangelo di Paolo Curtaz, un modo per lasciarsi evangelizzare semplicementeascoltando: https://soundcloud.com/paolocurtaz/commento-al-vangelo-del-19-ottobre-2025
