Riflessione 38-2025

La morte è una teoria fino a quando non perdiamo qualcuno che abbiamo conosciuto e frequentato. Il 2 Novembre è un giorno che obbliga a riflettere, ma che sempre più viene scalzato dalla logica del “meglio non pensarci”. Si parla poco e male della morte: da una parte guardiamo in televisione stragi e fatti di cronaca, dall’altra importiamo tradizioni come la festa di Halloween che tenta di esorcizzare la morte mettendola sul ridere. Ma chi ha conosciuto la morte, chi ha avuto una persona amata che se ne è andata, prende molto sul serio la morte. In relatà la risposta al dilemma della morte dona senso alla nostra vita. Dobbiamo morire, certo, anzi, a pensarci bene è l’unica certezza e l’uomo è l’unico essere vivente che percepisce la morte come un’ingiustizia. Paradossalmente questa rabbia rivela la nostra identità profonda, il mistero che ciascuno di noi è: l’umano è l’unico vivente che ha coscienza della propria morte e vi si ribella. Gesù, però, ha una buona notizia: la morte è una porta attraverso cui raggiungiamo la dimensione profonda da cui proveniamo, quell’aspetto invisibile in cui crediamo. Siamo immortali e tutta la nostra vita consiste nello scoprire le regole del gioco, il tesoro nascosto nel campo, come un feto che cresce per essere poi partorito nella dimensione della pienezza. Siamo immensamente di più di ciò che appariamo, più di ciò che pensiamo di essere. La nostra vita, per quanto realizzata, per quanto soddisfacente non potrà mai riempire il bisogno assoluto di pienezza che portiamo dentro. Gesù ce lo conferma: sì, è proprio così, la tua vita continua per una pienezza di ricerca e di totalità. Ma esiste anche l'inferno, che è l’assenza di Dio, ed è l’opportunità che tutti abbiamo di respingere per sempre l’amore di Dio. Dio vuole la salvezza di ognuno, con ostinazione, ma ci lascia liberi, poiché amati, di rispondere a questo amore o di rifiutarlo. Preghiamo, oggi, perché davvero il Maestro ci doni fedeltà al suo progetto di amore. La nostra preghiera ci mette in comunione con i nostri defunti, faccia sentire loro il nostro affetto, in attesa di raggiungerli. Il dolore per chi ha perso qualcuno, ci invita a guardare oltre, nella dimensione autentica della vita. Allora, questo, diventa un inatteso e intenso giorno di speranza. Se ci siamo scoperti amati, sappiamo che l’amore è eterno. Buona domenica.

Come di consueto propongo l'audio commento al Vangelo di Paolo Curtaz, un modo per lasciarsi evangelizzare semplicementeascoltando: https://soundcloud.com/paolocurtaz/commento-al-vangelo-del-2-novembre-2025