Riflessione 40-2025
In questa penultima domenica dell’anno liturgico Luca parla alla sua e alla nostra comunità degli ultimi tempi. Luca sta evangelizzando una comunità perseguitata, impressionata dalla distruzione di Gerusalemme e del tempio, impaurita, dall’ondata di odio scatenata da Nerone. Siamo perduti?, si chiedono i suoi parrocchiani, È la fine? Non ve lo chiedete mai? Io sì. Me lo chiedo ogni giorno davanti agli scenari di guerra, non solo l’Ucraina o Gaza, ma anche gli altri 60 conflitti che non meritano le prime pagine. Me lo chiedo davanti ad una crisi energetica dove tutti, ormai, siamo interdipendenti. Lo vedo girando sui social, davanti all’impoverimento di linguaggio, di pensiero, che sta svuotando il nostro Occidente. E la Chiesa. E se Dio si fosse sbagliato? Se Dio avesse esagerato con l’idea della libertà degli uomini e del fatto che l’uomo può farcela da solo? Che peso hanno le nostre piccole comunità, travolte dalla rabbia, dalla violenza, dal vittimismo di un mondo sempre più contrapposto? È la fine? Dobbiamo arrenderci? Ci sono sostanzialmente due tipi di cristiani oggi: quelli che imperterriti guardano alle belle pietre del tempio e ai doni votivi, dicendo che in fondo le cose non vanno poi così male e bisogna tenere duro e quelli che, invece, vedono il tempo presente come la fine del cristianesimo, e vivono con disagio e cupezza la profonda crisi che sembra avere colpito le nostre comunità europee, povere di fede e di speranza. È una questione di sguardi e di segni dei tempi. Per decenni ci siamo lamentati che eravamo una minoranza e tutti a fare le finte vittime, a rimpiangere ipotetici tempi d’oro. Ora stiamo vedendo che davvero siamo diventati una minoranza. Le chiese ci sono ancora e anche le feste e i simboli, ma ciò che manca è la fede, il fuoco, la passione. Il cristianesimo, in Italia, sta diventando un pacco ben confezionato ma vuoto. Forse dovremmo, semplicemente, fidarci di Dio e credere, finalmente. Il Signore fa nuove tutte le cose, non ce ne accorgiamo? Nessuna catastrofe, dice Gesù, state sereni. Non sono questi i segni della fine, come qualche predicatore insiste nel dire. Il Maestro ci dice, sorridendo: cambia il tuo sguardo, cambia te stesso, cambia il mondo. Guarda alle cose positive, al tanto amore che l’umanità, nonostante tutto, riesce a produrre, allo stupore che suscita il Creato e che tutto ridimensiona, al Regno che avanza nei cuori, timido, discreto, pacifico, disarmato. Guarda a te stesso, a quanto il Signore è riuscito a compiere in tutti gli anni della tua vita, guarda a tutto l’amore che hai donato e ricevuto, nonostante tutto. Guarda e non ti scoraggiare. La fatica può essere l’occasione di crescere, di credere. La fede si affina nella prova, diventa più trasparente, diventi testimone di Dio quando ti giudicano, diventi santo davvero e non te ne accorgi, ti scopri credente. Se il mondo ci critica e ci giudica, se ci attacca, non mettiamoci sulle difensive, non ragioniamo con la logica di questo mondo: affidiamoci allo Spirito. Quando il mondo parla troppo della Chiesa, la Chiesa deve parlare maggiormente di Cristo! E del suo magnifico Dio. Un Dio che sa, che conosce, che conta i capelli del tuo capo. Ancora non ti fidi? Mi affatica l’idea di dover cambiare me stesso, il mio sguardo e il mio cuore. Da solo non ce la faccio... aiutami, Signore. Fammi scoprire amato, dammi la forza di amare, me stesso e gli altri. Aiutami tu a non pensare che sia la fine, ma a trovare il fine di tutto questo. Il mondo non sta precipitando nel caos ma fra le tue braccia per un abbraccio infinito e definitivo d’amore. Aiutami, non capisco, davvero. Ma mi fido!!! Sappiatevi amati. Buona domenica.
Come di consueto propongo l'audio commento al Vangelo di Paolo Curtaz, un modo per lasciarsi evangelizzare semplicemente ascoltando: https://youtu.be/7j5H6FxI32M?si=MrDwz6dIYC6sqpqQ
