Riflessione 45-2025

Paolo, nella prima lettura, scrivendo ai romani, li chiama amati dal Signore, agapetoi. Per questo stiamo facendo il cammino di avvento: per riscoprirci amati per scegliere di amare. Come ha indicato il Battista, come ha saputo fare Maria. Sono due le annunciazioni presenti nei Vangeli: una a Maria e l’altra a Giuseppe. Dio parla ad una coppia, non ad un singolo, ma lo fa rispettando le diverse sensibilità, al maschile e al femminile. Perché l’esperienza di fede parte sempre dalla concretezza delle nostre esperienze e dei nostri percorsi. L’angelo è lo stesso, ma il modo, il linguaggio e le modalità che usa sono diverse. Dio ci viene sempre incontro e rispetta la nostra straordinaria singolarità. Parla con un linguaggio che sappiamo comprendere. Matteo, lascia solo intendere il tormento che affligge Giuseppe: ha saputo in qualche modo che la sua promessa sposa, aspetta un figlio, solo che lui è l’unico a sapere che quel figlio non è suo e che, secondo la Legge, deve denunciare Maria al rabbino. In origine donne come quelle dovevano essere lapidate. Giuseppe non si da pace, pensava di conoscere bene i sentimenti di Maria, ma bisogna fare una scelta, mettere da parte le proprie emozioni e agire. Giuseppe non giudica secondo le apparenze, non lascia parlare la sua rabbia e il suo orgoglio di maschio ferito. Non vuole accusarla pubblicamente, non vuole vendicarsi, non vuole umiliare Maria, non vuole rovinarle la vita. Escogita una soluzione: dirà che si è stancato di lei, eserciterà il potere, dato solo ai maschi, di cacciare una fidanzata o una moglie. Pratica che Gesù, qualche anno dopo, condannerà pubblicamente. Maria avrà salvo un po’ di onore anche se lui, Giuseppe, passerà per una persona inaffidabile. Quanta delicatezza in quel gesto! Quanto amore! Il nostro mondo sbraita, urla, accusa, trova nemici ovunque. Fa la sua scelta, pagando le conseguenze sulla sua pelle e finalmente, ora che ha deciso, prende sonno... Nella notte fa uno strano sogno, nella Bibbia i sogni sono spesso portatori di notizie, ma è interessante notare la sequenza. Prima decide. Poi arriva il sogno. Dio non forza la mano, non fa giochi di prestigio per convincerci. Siamo drammaticamente e magnificamente liberi. Abbiamo tutti gli strumenti per vivere secondo giustizia, sappiamo cosa fare, sempre. Proviamo a vivere considerando le cose, lasciandole illuminare dalla Parola e, come Giuseppe, ritroviamo il coraggio di sognare. Grazie a quel sogno, contro ogni logica, prende con sé quella sposa portatrice di Dio e la sua vita cambia. Non aveva grandi pretese, ma aveva certamente altri progetti, un piccolo sogno da vivere con la sua sposa. Ma Dio ha bisogno della sua mitezza e della sua forza, sarà padre di un figlio non suo, amerà una donna silenziosamente. Giuseppe accettando, si mette da parte, rinuncia al suo sogno per realizzare il sogno di Dio e dell’umanità. Dio ha bisogno di uomini così, di credenti così. A pochi giorni dal Natale, Giuseppe, dal silenzio in cui è rimasto, custode e tutore della Santa Famiglia, veglia su di noi e ci chiede di imitare la sua grandezza, di avere fiducia. In questo tempo claudicante che spegne la fede, che alza i toni, che sfoga la rabbia, lo stile di Giuseppe è una chiara indicazione per poter far nascere Gesù in noi. Scoprimoci amati, Dio viene ancora ! Accogliendo Dio in questo Natale, impariamo da Giuseppe ad essere giusti, senza giudicare secondo le apparenze. Buona domenica.

Come di consueto propongo un audio commento al Vangelo di Paolo Curtaz, un modo per lasciarsi evangelizzare semplicemente ascoltando. Cliccate qui: https://soundcloud.com/paolocurtaz/commento-al-vangelo-del-21-dicembre-2025