Commento 05-2026

Ultima domenica prima dell'inizio della Quaresima. Gesù nel Vangelo di oggi continua col discorso della montagna: ha parlato delle Beatitudini, ma non solo ha parlato... le vive quelle beatitudini e ha chiesto ai discepoli (e a noi) di osare, di crederci per diventare, testimoni credibili, credenti credibili. Vivere la Parola nella quotidianità, fuori dagli spazi "Sacri" dove, troppo spesso, abbiamo l'abitudine di rinchiudere Dio per poi ritrovarLo la domenica successiva. Gesù non cambia la Legge dei Padri, la riporta alla sua origine, le ridona quella vitalità che i capi religiosi del tempo avevano stravolto e soffocato. I dottori della Legge e i farisei, brava gente, facevano a gara e si sforzavano per essere integri davanti a Dio. Pensavano di potersi presentare davanti a Dio da primi della classe, intonsi nella loro rigidità spirituale e morale, rispettando alla lettera i precetti, in buona parte,da loro creati. Bello, bene, bravi. Solo che Gesù chiede di più, chiede di superare quella giustizia cambiando approccio. Fa impressione ascoltare il tono solenne con cui Gesù ripete in modo insistente:<<Ma io vi dico...>> Quell'io di Gesù ha la stessa autorità del Padre, che non sopprime le norme antiche ma realizza pienamente la persona che le accoglie. La legge antica condannava l'omicidio, ma Gesù aggiunge anche la lite col fratello: questo sembra molto più difficile e impegnativo, non pare una bella notizia! Ma se la vediamo così forse non abbiamo capito dove sta il punto importante. Non è l’atto a stabilire la gravità di un’azione, ma anche la sua intenzione. Posso vivere e coltivare l’odio senza apparentemente mai commettere un gesto scorretto, così come posso usare la lingua come un’arma affilata e uccidere. Il divieto di uccisione non è limitato all’azione fisica ma anche, e soprattutto, a quella della volontà: posso uccidere col pensiero, con le parole, col giudizio, senza usare un’arma! Usare la mia forza per distruggere, accaparrare, dominare... è quanto lo stiamo vedendo in questo (dis)ordine mondiale in cui dobbiamo splendere come luce nelle tenebre. La stessa logica avviene rispetto al ruolo della donna. La donna, nella logica del tempo era senz’altro soggetta all’azione del padre prima e del marito poi. Eppure, l’affermazione di Gesù ha fatto certamente riflettere molti. La donna non è proprietà del maschio di casa, non un oggetto, è persona, relazione, completamento. Oggi indubbiamente abbiamo fatto passi da giganti nella parità dei sessi ma, qualsiasi azione porta a trattare come oggetto il prossimo, uomo o donna che sia, è sbagliata. Gesù chiede di superare la logica del possesso, della bramosia, anche all’interno di una unione di coppia o di una famiglia. La Torà disapprova solo lo spergiuro, le inadempienze, la falsità... Gesù, invece, disapprova ogni tipo di giuramento, in contrasto con gli abusi che vedeva: era abituale intercalare il giuramento fra i giudei del suo tempo. L'abuso del giuramento è indice di sfiducia, scredita la Parola e Dio. Il nostro parlare deve essere sincero,non c'è bisogno di giurare perchè al di fuori della sincerità vi è solo la menzogna. Ciò detto, se siamo chiamati ad essere sempre sinceri senza giurare, non è detto che siamo chiamati a dire tutto a tutti. Ci sono persone impudenti e curiose, persone da cui difendersi. Accanto al concetto di autenticità e verità mettiamo quello di riservatezza e pudore. La bella notizia non sta nelle regole più serie, ma nel fatto che Gesù ci rende capiaci di fare quello che ci dice. Se ci affidiamo e lo lasciamo operare in noi, non solo non uccidiamo, ma non insultiamo nemmeno, impariamo a volere bene anche a quelli che ci trattano male, diventiamo capaci di parlare in modo sincero e cordiale, senza falsità e inganno. In tal modo il signore realizza la nostra vita e la rende bella. Sappiatevi amati, buona domenica.

Come di consueto propongo un audio commento al Vangelo di Paolo Curtaz, un modo per lasciarsi evangelizzare semplicemente ascoltando: https://soundcloud.com/paolocurtaz/commento-al-vangelo-del-15-1