Riflessione 02-2026

Giovanni, vede Gesù venire verso di lui. È la prima azione che Gesù compie nel Vangelo di Giovanni. Gesù cammina, viene incontro, viene verso Giovanni il Battista, viene verso di me. E' un po' il riassunto di questo tempo di Natale appena trascorso, per ricordarci che Dio si è fatto vicino, ci raggiunge, ci insegue. Vede Gesù che viene verso di lui e Giovanni riconosce in lui non solo più il penitente che si mischia alla folla, solidale che condivide la condizione di fragilità e pena di ogni umano, ma vede il lui l’agnello che porta su di sé il peso del peccato. Gesù è l’agnello, non un leone, ma un agnello mite e senza pretese. Un agnello come i tanti sacrificati duranti gli olocausti al tempio, come i tanti agnelli ancora oggi sacrificati nei nuovi templi dell’interesse, dell’odio, della sopraffazione di milioni di vittime innocenti. Gesù si schiera al fianco di chi è solo, delle vittime e toglie, cancella, elimina il peccato del mondo. Non chiede sacrifici (cosa che continuiamo a pretendere da chi amiamo), come in altre religioni, ma si sacrifica lui stesso per noi. Non i peccati, quelli piccoli o grandi che possiamo commettere e che inevitabilmente commettiamo, ma quella distanza che ci allontana inesorabilmente da Dio. Ora, grazie a Gesù, non esiste più, nulla ci può più separare da Dio, perché questa distanza è stata colmata. Io non lo conoscevo, ripete per due volte un assorto e stupito Giovanni Battista. Ha passato la vita a preparare la strada al Messia, ma ora la sua idea su Dio è stravolta. Ammette di non sapere, di non avere compreso. È questo il cristianesimo: lo stupore di un Dio che prende l’iniziativa, che annulla le distanze, senza porre condizioni, senza chiedere nulla in cambio. Nel vangelo di Giovanni, il cui autore, è bene ricordare, era uno dei due discepoli del Battista che ha seguito il Maestro, il profeta non è un precursore ma un testimone. Possiamo testimoniare solo se sperimentiamo, non per sentito dire. Giovanni testimonia che ha scoperto in Gesù il Figlio di Dio. Non il Messia vendicatore, non un grande uomo, non un profeta o un autore spirituale. Il Figlio di Dio, qualunque cosa questa affermazione significhi. E noi, scoprendoci amati, ora lo conosciamo e possiamo rendere testimonianza, nella nostra vita intensa, complessa, contradditoria e misteriosa, che Gesù è il Figlio di Dio. Sappiatevi amati, buona domenica.

Come di consueto propongo un audio commento al Vangelo di Paolo Curtaz, un modo per lasciarsi evangelizzare semplicemente ascoltando: https://soundcloud.com/paolocurtaz/commento-al-vangelo-del-18-gennaio-2026