Riflessione 07-2026
Smettiamola di restare inchiodati al passato e di piangerci addosso, smettiamola di fare le vittime aspettando che siano gli altri a risolvere i nostri problemi, perchè esattamente in quel momento in cui non ci si aspetta più nulla che Dio interviene. È il movimento della quaresima, del deserto in cui scegliamo di entrare, per imparare a scegliere, a discernere, a riconoscere l’opera del divisore (diabolos), nelle nostre vite e a sconfiggerla. Decidere, infine, scegliere smettendo di farsi scegliere, di farsi portare, di farsi trascinare, guardando alla nostra vita con la Parola come criterio di discernimento. Non è uno sforzo da compiere, ricorda Paolo al suo discepolo Timoteo nella seconda lettura, un’impresa titanica, un moto della volontà, ma è l’iniziativa di Dio che bussa alla nostra porta. Abramo, nella prima lettura, avrebbe potuto di obiettare di essere troppo vecchio, di non avere sufficienti indicazioni per mettersi in viaggio o di essere demotivato e stanco. Come facciamo noi. Invece ascolta, e va. Pietro Giacomo e Giovanni, salgono sul monte e noi con loro. Sono presi in disparte, siamo presi in disparte, perché il Signore vuole condividere con noi la gloria di cui è intrisa la vita, vuole condividere la sua gioia. E lì, sul monte, Gesù viene trasfigurato. Svela la sua profonda natura, la sua vera identità e lo sguardo dei discepoli cambia. Perché la bellezza, come l’innamoramento, come la fede, sta nel nostro modo di vedere. Quando sono innamorato trovo il/la mio/a amato/a il più bello fra tutti. Quando amo una disciplina sportiva sono disposto a sudare e a faticare per praticarla. Quando riesco a orientare la mia mente verso le mie emozioni, colgo la bellezza di un paesaggio. Molte cose concorrono nella bellezza, una fra queste, certamente, è lo sguardo interiore capace di cogliere la verità, l’armonia, la pienezza in un oggetto, in un paesaggio, in una persona. Possiamo stare con Gesù tutta la vita, frequentarlo, credere e seguirlo. Ma fino a quando il nostro sguardo interiore non si arrende alla sua bellezza, non ne saremo mai definitivamente segnati. Di quanta bellezza abbiamo bisogno per affrontare la parte faticosa del deserto? Oppure per trovare il coraggio di partire in viaggio verso l’ignoto? Il Dio bellissimo, misterioso e presente, rispettoso dei nostri tempi, ci spinge a partire, a salire, a crescere. Ad abbandonare la pianura della mediocrità, dove le parole e i pensieri violenti ci condizionano e a volte ci sovrastano. Se riusciamo a prendere sul serio questo viaggio interiore, se riusciamo a cedere al corteggiamento di Dio, facciamo esperienza della sua immensa bellezza. Là dove bellezza, verità e bontà si sommano. E' Bellissimo essere cristiani, bellissimo scoprire di essere amati e amare. Perciò sono discepolo: è la cosa più bella che sia accaduta nella mia vita. Si torna nella pianura, allora, ma con il cuore segnato, ferito di bellezza, con il volto trasfigurato. Ci sarà un tempo di fatica e di morte, certo. Un tempo necessario, in cui il chicco deve marcire nella terra per portare frutto. Gesù lo sa. I discepoli ancora lo ignorano. Ma quel Tabor illumina il Golgota. Quel Tabor è la destinazione del nostro pellegrinare. Di questa quaresima, sì. Ma soprattutto è la meta della nostra vita. Sappiatevi amati, buona domenica.
Come di consueto propongo un audio commento al Vangelo di Paolo Curtaz, un modo per lasciarsi evangelizzare semplicemente ascoltando: https://soundcloud.com/paolocurtaz/commento-al-vangelo-del-1
