Riflessione 12-2026
È fragile la nostra fede. Soprattutto in questi tempi violenti e folli, in cui sembra che il fragile equilibrio mondiale faticosamente raggiunto sia messo in discussione persone che governano (malissimo) il nostro mondo. È fragile, quando dobbiamo confrontarci con le nostre ombre, quando l’entusiasmo dell’incontro con il Signore si affievolisce, mettendo in luce la stanchezza delle nostre abitudini e la poca consistenza sulle nostre convinzioni di fede, sulla vita, sulla morte, sulla bontà di Dio, sulla giustizia, sul dolore... Viviamo, insomma, un ennesimo momento di sbandamento e di paura davanti alla guerra e alla distruzione, consapevoli che tutto ciò che conosciamo e amiamo, può essere spazzato via in un istante. Come ha sperimentato Tommaso. Tommaso era prima di tutto un grande credente, un entusiasta, un altruista, un buono, disposto a seguire Gesù quando decide di andare a salvare Lazzaro, anche se la cosa, come sarà, è altamente pericolosa. Uno che getta il cuore oltre l’ostacolo... Poi è arrivato l’uragano: l’arresto inatteso, il processo, la croce ed infine la morte. Tutto finito, tutto sparito, tutto reso inutile in poche ore. Quando poi trova il coraggio di tornare nella stanza superiore dove ritrova tutti gli altri, non fa in tempo a parlare che viene assalito dal loro entusiasmo. Lo abbiamo visto, è lui, è davvero risorto. Il cuore di Tommaso, davanti a tanta gioia, è come un pezzo di ghiaccio. Proprio loro gli parlano del risorto! Proprio i suoi compagni, inutili discepoli, che come lui hanno fallito. Non può credere alle parole dette da persone tanto incoerenti. Eppure resta, non se ne va sbattendo la porta o, peggio ancora, sentendosi diverso, migliore, come avremmo fatto noi. E fa benissimo a rimanere perchè il Signore viene apposta per lui. Ogni discepolo è importante, agli occhi di Dio. Viene per lui e gli mostra le ferite dei chiodi, il colpo di lancia che gli ha trafitto il costato, come a dire: so che hai molto sofferto, Tommaso, guarda, anch’io ho sofferto. Sono molti i segni del risorto che convertono i cuori dei discepoli: la voce, per la Maddalena, il pane spezzato per i due di Emmaus, la pesca sul lago di Tiberiade e le ferite per Tommaso. E Tommaso cede, primo fra tutti a professare Dio quel Cristo. Piange di gioia perché ogni dubbio, ogni dolore scompare. Siamo noi Tommaso, sono io. Entusiasta e fragile, contraddittorio e inutile, appassionato e incoerente. Sono io, Tommaso. Io ferito dall’incoerenza, io che ferisco con la mia incoerenza. A voi, fratelli e sorelle smarriti, discepoli e discepole scossi dal dolore, dal lutto, dalla paura. A voi messi alla prova dalla vita, dalla malattia, dalla solitudine. A voi fratelli preti che vedete le chiese svuotarsi e non sapete come fare. A voi che continuate a costruire dialogo e pace intorno alle vostre vite. A voi che vi fate prossimi con i più poveri. A voi che non sapete come fare quando tutto finirà. A noi tutti, oggi, come a Tommaso, Gesù Risorto dice: “coraggio”. Io credo, Signore, ma Tu sostieni la mia incredulità. Buona domenica, sappiatevi amati.
Come di consueto propongo un audio commento al Vangelo di Paolo Curtaz, un modo per lasciarsi evangelizzare semplicemente ascoltando: https://soundcloud.com/paolocurtaz/commento-al-vangelo-del-12-1
