Riflessione 31-2025

Oggi la Chiesa celebra l'esaltazione della Santa Croce. Ma perchè bisogna esaltare questo strumento di tortura? Cerchiamo di fare un po' di chiarezza.

Dio non ama la sofferenza, non gradisce il sacrificio fine a se stesso. Lo dico per scongiurare quella parte "autolesionistica" del cattolicesimo, che incoraggia il dolore del cristiano pensando che questo lo avvicini a Dio. La nostra è una religione che rischia di fermarsi al venerdì santo, perché tutti abbiamo una sofferenza da condividere e ci piace l’idea che anche Dio abbia sofferto come noi. Ma la nostra fede non resta ferma al calvario, corre al sepolcro come hanno fatto Pietro e Giovanni e lo trova vuoto. La felicità cristiana è una tristezza superata, una croce abbandonata perché ormai inutile ed è questa croce, ormai vuota, che viene esaltata. È la croce gloriosa e inutile che oggi esaltiamo, non quella sanguinante. La croce che ci ha fatto capire la vera identità di Dio: un Dio che ci ha amato (e ci ama) fino al punto di scendere su questa terra, condividere le nostra vita ed infine donarci la sua per la nostra salvezza. Fatti, non parole!!! Perchè un conto è parlare ed un conto è rimanere appesi tra cielo e terra dopo una serie di terribili torture. Solo questo basta a farci capire la misura senza misura dell'amore di Dio nei nostri confronti. E al discepolo è chiesto di portare la sua croce... No, Dio non manda le croci, non ci mette alla prova facendoci soffrire. Le croci fanno parte della vita terrena (non siamo ancora nel Regno di Dio) e nella nostra vita scopriamo che, spesso, la croce sono gli altri a procurarcela o noi stessi con le nostre scelte. Dio ci offre un aiuto a portare la nostra croce, diventa il cireneo per noi. L'aiuto di chi ci è già passato e per questo è credibile, non "l'aiuto" di chi predica dall'alto senza muovere un dito. Portare la propria croce significa portare l’amore nella vita, non come sinonimo di dolore ma di dono. Dio ci ha presi sul serio, rischiando di essere uno dei tanti giustiziati della storia, questa festa, allora, è per noi l’occasione di posare lo sguardo sulla misura dell’amore di un Dio che muore per amore. Questo, ora, è il volto di Dio. Lui, l’appeso, il per sempre donato, cui volgiamo lo sguardo.

Sappiatevi amati, buona domenica.

 

Come di consueto propongo l'audio commento al Vangelo di Paolo Curtaz, un modo per lasciarsi evangelizzare semplicementeascoltando: https://soundcloud.com/paolocurtaz/commento-al-vangelo-del-14-settembre-...