Riflessione 37-2025
Non si può pregare Dio e disprezzare il fratello. Non ci si può rivolgere a lui e giudicare il peccatore. Non si può entrare nel tempio (o in chiesa) e adorare il proprio ego spirituale. Non si può essere figli di Dio senza riconoscerlo e amarlo nel volto del peccatore. Non si può dirsi discepoli e odiare chi non la pensa come noi. I farisei erano devoti alla legge, cercavano di contrastare il generale rilassamento del popolo di Israele, osservando con scrupolo ogni piccolissima direttiva della legge di Dio e dei precetti del tempo, le "Mitzvot". Siamo abituati a giudicarli negativamente per alcuni esempi riportati nei Vangeli, ma tra di loro c'erano molte persone giuste e buone, come Nicodemo, Giuseppe di Arimatea... devote alla ricerca di Dio. Loro vivevano la fede secondo la legge e i precetti del tempo, l’elenco che il fariseo fa, di fronte a Dio, è corretto: paga la decima parte dei suoi introiti (e non era tenuto a farlo), la legge prevedeva un giorno di digiuno all’anno, ma lui digiuna per due giorni a settimana (anche per coloro che non digiunavano). Ogni buon parroco vorrebbe avere, tra i suoi parrocchiani, almeno un fariseo. Ma alla fine nelle sue parole non c’è Dio. È talmente pieno della sua scintillante identità spirituale, talmente consapevole della sua bravura, che Dio non sa proprio dove mettersi perchè non c'è più spazio. Non ha bisogno di essere salvato, non riconosce il peccato che lo abita (che abita tutti), e invece di confrontarsi con il progetto splendido che Dio ha su di lui (e su ciascuno di noi), si confronta con quel pubblicano, lì in fondo. Spesso anche noi facciamo lo stesso, ci convinciamo di non essere magari migliori degli altri, ma certamente non peggiori. "Cosa sono i miei peccatucci al confronto delle cose orribili che fanno gli altri?" Dimentichiamo che siamo pezzi unici, non possiamo mai confrontarci con gli altri !!! Eppure, gran parte della nostra vita si gioca in questo modo: siamo pieni di giudizi, di invidie, di opinioni. Sempre pronti a confrontarci con chi sta peggio di noi, con chi è peggiore, quando l’unica persona con cui confrontarci dovrebbe essere il capolavoro che potremmo diventare se solo ci credessimo. Il pubblicano, invece, di spazio ne ha tanto. Il denaro che ha guadagnato con disonestà, l’odio dei suoi concittadini, l’impressione di avere fallito le sue scelte, creano un vuoto dentro di lui. Consapevole dei suoi limiti, li affida al Signore, chiede solo di essere perdonato. Esiste un modo di vivere e di essere discepoli pieno di arroganza, pieno di certezze da sbattere in faccia agli altri. Esiste invece un altro modo di vivere e di essere discepoli colmo di ricerca e di umiltà, di voglia di ascoltare e di capire, di continuare a cercare, pur avendo già trovato il Signore. Se non riesco a ritagliare nella mia giornata un quarto d’ora di assoluto relax, se non faccio silenzio intorno (spengo la tivù, stacco il cellulare), se non prevedo, almeno ogni tanto, una pausa per riposare, farò fatica a trovare un luogo in cui Dio sta. Lo so, oggi resistere costa fatica: la giornata è stracolma di impegni indispensabili per sopravvivere. Non abbiamo spazio per l’interiorità, questo è il problema. Il Vangelo di oggi ci invita a lasciare un po’ di spazio al Signore che chiede continuamente di abitare dentro ciascuno di noi. Dio non ha bisogno di bravi ragazzi che si presentano da lui per avere una pacca sulla spalle, ma di figli che amano stare col Padre. Questa è la condizione per ottenere, come il pubblicano, la conversione del cuore. Per scoprirsi amati, a prescindere. Buona domenica.
Come di consueto propongo l'audio commento al Vangelo di Paolo Curtaz, un modo per lasciarsi evangelizzare semplicementeascoltando: https://soundcloud.com/paolocurtaz/commento-al-vangelo-del-26-ottobre-2025
