Riflessione 44-2025
Arriva Natale! L'ennesimo. E in qualche modo ci stiamo preparando, con qualche preghiera, la novena, il presepe vivente... Ma in molti di noi riecheggia, come ogni anno, il solito dubbio: ha senso tutto questo? Davvero siamo stati salvati? E da chi, da cosa? Non è cambiato molto dopo duemila anni. Anche noi cristiani stiamo dando al mondo uno spettacolo di incoerenza: proprio i popoli che hanno accolto il Vangelo sono fra i più agguerriti, indifferenti alle esigenze di altri popoli che non esitano a sottomettere fisicamente ed economicamente. E se ci fossimo presi la più grande fregatura della Storia? Se Gesù, alla fine della fiera, grandissimo uomo di Dio, non fosse altro che uno dei principali fra gli idealisti che hanno vissuto in questo mondo? Se davvero, questa storia di Dio che viene, fosse una solenne delusione? Tranquilli; siamo legittimati ad avere tutti i dubbi del mondo. Perché dubbioso è stato anche il più grande uomo mai visto sulla terra: Giovanni il Battista. Nel vangelo di oggi si racconta di un Giovanni incarcerato, un perdente in apparenza che sta per essere ucciso, spazzato via dall’irritazione di una donna che non sopporta la verità e dal suo amante, re fantoccio, che non sa decidersi. Così finisce il grande movimento del Battista che ha radunato attorno a sé migliaia di persone con la sua predicazione. Ma ora Giovanni è scosso dalle notizie che gli giungono da lontano, dalla predicazione di Gesù. Nessuna ascia. Nessun albero tagliato. Nessuna rivoluzione. Nessun fuoco a divorare chi non si converte. Gesù non minaccia, perdona. Non incute timore, accoglie. Giovanni è scosso. E se si fosse sbagliato? Quanta compassione suscita il dubbio di un profeta. Se il più grande dei profeti ha avuto un dubbio così devastante, perché non io? Sei tu quello che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro? Questo Dio che si è svelato, alla fine, ha cambiato qualcosa? Cosa stiamo per celebrare fra qualche settimana? Una innocua fiera della bontà? Dubbi su dubbi... E se ci fossimo sbagliati? Gesù non dà una risposta ai discepoli del Battista e nemmeno a noi. Ci lascia nel dubbio, ci obbliga a fare un salto, a vedere oltre. Riprende la profezia di Isaia (Is 35,1-6.8.10/ Gc 5,7-10/ Mt 11,2-11): i ciechi vedono, i sordi odono, i muti parlano, i morti risorgono. Gesù non rassicura Giovanni, non rassicura noi. Ci dice di spalancare lo sguardo. Dice a Giovanni e a noi: guardati intorno. Guardiamoci intorno e riconosciamo i segni della presenza di Dio: quanti amici hanno incontrato Dio, gente disperata che ha convertito il proprio cuore, persone che hanno imparato a perdonare, gioia, amore quotidiano... Guarda, Giovanni, guarda i segni della vittoria silenziosa della venuta del Messia. Anch’io li ho visti, quei segni: ho visto persone cambiare, guarire, scoprire, ho visto gesti di totale gratuità, vite consumate nel dono e nella speranza, ho visto e vedo i tanti segni del Regno. Ho visto me e quanto il Vangelo mi ha cambiato... E Gesù rilancia: cosa siete andati a vedere? Non dice ad ascoltare, perché Giovanni e la sua vita sono il suo annuncio e la sua profezia. Perché le parole non bastano, non sempre servono, a volte sono in contraddizione con quanto viviamo. Giovanni no: è un profeta asciutto e rude, consumato dal vento e dal fuoco di Dio. E questo fuoco si vede da lontano. Siamo chiamati ad annunciare il Vangelo, a volte anche con le parole, ma sicuramente con la nostra vita. Davanti ai tanti che si chiedono se dobbiamo aspettarne un altro, Gesù indica a Giovanni i tanti segni della presenza di Dio. Possiamo essere noi parte di quei segni per le persone che incontreremo in questi ultimi giorni prima del Natale se, scoprendoci amati, scegliamo ancora di amare. Buona domenica.
Come di consueto propongo un audio commento al Vangelo di Paolo Curtaz, un modo per lasciarsi evangelizzare semplicemente ascoltando: https://soundcloud.com/paolocurtaz/commento-al-vangelo-del-14-dicembre-2025
