Riflessione 25-2026
Perché ve ne state qui tutto il giorno senza fare niente? Va dritto al punto, il padrone della vigna, non fa certo giri di parole. Manca poco al tramonto, un’ora ancora di lavoro, e, certamente, non ha bisogno di manodopera per la vendemmia. E non ne aveva bisogno nemmeno a mezzogiorno o alle tre... Neanche il più idiota dei viticoltori sarebbe così impreparato e incompetente. Ma lui esce ugualmente. Anche alle cinque e vede quei perditempo, li avvicina, e chiede loro il motivo del loro bighellonare. Accampano scuse, nessuno ci ha chiamati. Non è vero. Non erano lì alle sei del mattino, nemmeno alle nove, o alle dodici, o alle quindici. Li avrebbe chiamati se solo ci fossero stati, li avrebbe portati a lavorare con sé e si sarebbero guadagnati il pane con dignità, senza vivere di elemosina o di sussidi. Si sono alzati dal letto con calma, hanno finto di cercare lavoro, non meriterebbero nulla. Ma il padrone, Dio, è di nuovo lì, per offrire loro una via d’uscita, un riscatto. Ecco, Dio è così. Se ti vede spento, inattivo, propenso al vittimismo, ti scuote, dandoti una via d’uscita. Il suo è un amore creativo. Dio non la pensa come noi. E per quanto ci sforziamo non riusciremo neanche lontanamente ad afferrare la sua visione delle cose. Leggendo il proseguo della parabola, avvertiamo una forte sensazione di disagio. Perché noi, come lo erano allora in Israele, siamo convinti che la salvezza si meriti, e che la fede sia una sorta di contratto fra dare e avere. Nonostante Gesù, nonostante il vangelo, nonostante duemila anni di cristianesimo. Questo padrone esagera pagando gli operai dell’ultima ora come quelli della prima. Non è giusto. Capiamoci bene, allora. Il Dio di Gesù ama anche gli ultimi e non soltanto i primi, come dicevano i farisei. Dio vuole che tutti siano primi! È un’altra la giustizia di cui parla Gesù, va più a fondo, supera la proporzionalità, porta gli ultimi al livello dei primi. Seguendo questa logica anche noi discepoli possiamo capire qualcosa di Dio e di noi stessi. Davanti a questa sovrabbondanza, a questa savia follia, si respira aria di conversione. Si convertono i peccatori, capendo che non sono più ultimi. Si convertono i giusti, che non chiudono più Dio dentro la gabbia della giustizia. Non è per i nostri meriti che siamo amati da Dio. Ma per i nostri bisogni. Facciamo fatica ad uscire dalla logica del merito e del giudizio e, quel che è peggio, rischiamo di proiettarla addosso a Dio. Da questa visione dobbiamo convertirci per credere nel Dio che Gesù è venuto ad annunciare. Non il merito, ma l’amore gratuito di Dio ci salva. Perciò, accogliendo questo amore, compiamo opere meritorie. Questo è il Dio di Gesù. Questo è il Dio a cui mi sono arreso. Questo il Dio che ci ama, con dignità. Sappiatevi amati, Buona domenica.
Come di consueto propongo un audio commento al Vangelo di Paolo Curtaz, un modo per lasciarsi evangelizzare semplicemente ascoltando: https://www.youtube.com/watch?v=3qTG_AZneO4
