Riflessione 30-206

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 1-12)
 
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Ogni tanto, il calendario riesce ad incrociare la liturgia e la stupenda Solennità dei Santi che si celebra di domenica e non lungo la settimana. Lo so, purtroppo per molti oggi resta la “festa dei morti” che, invece, è domani, e i santi, probabilmente, saranno cacciati alla celebrazione della vigilia e quella disertata della domenica mattina. Tant’è, questa cosa rivela quanto poco siamo legati alla gioia che deriva dalla santità e che ci è necessaria per fare memoria dei nostri defunti. Santi e defunti vanno assieme, li celebriamo di fila (non insieme!) per fare il pieno di speranza prima di riflettere sulla morte. Lasciamo i crisantemi e i lumini sul tavolo della cucina riflettiamo sulla festa di oggi.Oggi è la festa dei santi, la festa del nostro destino, della nostra chiamata. Noi crediamo che ogni uomo nasce per realizzare il sogno di Dio e che il nostro posto è insostituibile. Il santo è colui che ha scoperto questo destino e l’ha realizzato, meglio: si è lasciato fare, ha lasciato che il Signore prendesse possesso della sua vita. La nostra generazione è chiamata a riappropriarsi dei santi, a tirarli giù dalle nicchie delle chiede in cui li abbiamo esiliati cercando di convincerli ad esaudirci a suon di ceri accesi, per farli diventare nostri amici e consiglieri, nostri fratelli e maestri. Loro vorrebbero prenderci per mano per insegnarci a credere, come hanno saputo fare. Il santo è tutto ciò che di più bello e nobile esiste nella natura umana, in ciascuno di noi esiste la nostalgia alla santità, a ciò che siamo chiamati a diventare: ascoltiamola. Tiriamo giù dalle nicchie i fratelli santi, riportiamoli nella quotidianità della nostra vita, ascoltiamoli mentre ci suggeriscono i percorsi che ci portano verso la pienezza della felicità. I santi non sono persone strane, ma discepoli che hanno creduto nel sogno di Dio. Il santo non è uno nato predestinato, uomini e donne come noi, si sono fidati e lasciati fare da Dio. I santi non sono dei maghetti operatori di prodigi: il più grande miracolo è la loro continua conversione. I santi non sono perfetti e impeccabili, ma hanno avuto il coraggio, che spesso noi non abbiamo, di ricominciare, dopo avere sbagliato. I santi non sono dei solitari: dopo avere conosciuto la gloria e la bellezza di Dio, non hanno che un desiderio: quella di condividerla con noi. Chiediamo ai santi un aiuto per il nostro cammino: Pietro ci doni la sua fede rocciosa, Francesco la sua perfetta letizia, Paolo l’ardore della fede, Teresina la semplicità dell’abbandonarsi a Dio. Così, insieme, noi quaggiù e loro che ora sono colmi, cantiamo la bellezza di Dio in questo giorno che è nostalgia di ciò che potremmo diventare, se solo ci fidassimo! Sappiatevi amati, Buona domenica.