Riflessione 13-2026
Al pastore, stiamo a cuore. Quanto è vero! Ancora oggi molti si occupano di noi solo per interesse. Per vendere soluzioni al nostro disagio, per manipolarci e ottenere consenso, per impaurirci e controllarci. A chi sto davvero a cuore? A chi sta a cuore la mia felicità, sul serio, in maniera disinteressata, solo per amore? I mercenari fingono di occuparsi di noi ma, in realtà, si occupano solo del loro interesse. Intendiamoci: nessuno può agire al posto nostro, nessuno può occuparsi di noi meglio di noi stessi, siamo noi i costruttori del nostro destino. Ma una cosa è farlo seguendo un Maestro: il Signore, un' altra improvvisandosi per ciò che non si è. Gesù Risorto, Figlio di Dio, è l’unico che sa dove condurci, l’unico che ci conosce più di quanto noi stessi ci conosciamo. Ci spinge fuori È la voce che ci permette di riconoscere il Padre. È la Parola che ci permette di distinguere il vero Pastore dai mercenari. Quella Parola che meditiamo, amiamo, celebriamo. Se la frequentiamo, non possiamo sbagliare: è quella la Parola, l’unica, che ci aiuta a riconoscere il vero Pastore. Ci chiama per nome, per rassicurarci. Poi ci ci spinge fuori. Fuori dalle nostre comunità per ricordarci che la Chiesa del cuore di Dio abita prima nelle case. Fuori dai nostri programmi pastorali, per ricordarci l’essenziale. Fuori dalle nostre piccole certezze di fede messe a dura prova dalla paura di morire. Fuori, in cammino, si riparte ! Al tempo di Gesù le pecore venivano radunate durante la notte e chiuse in un basso recinto fatto di pietre accatastate. A volte, ad aumentare un po’ la sicurezza, di aggiungeva una fila di rovi spinosi, in modo da impedire ai ladri e ai lupi di accedere e di fare scempio del gregge. Il recinto, normalmente, sorgeva nei pressi del villaggio e radunava le pecore di numerosi proprietari. A turno, poi, questi si alternavano per la veglia della notte: si ponevano nell’unica apertura del recinto di pietre e, seduti, si appoggiavano con la schiena ad uno stupite e con le gambe rannicchiate chiudevano il passaggio: diventavano loro stessi la “porta” del recinto. Impedivano così ai malintenzionati di avvicinarsi. Sul fare del mattino, quando arrivavano i singoli proprietari, bastava una voce per svegliare le proprie pecore che, a questo punto, venivano lasciate passare per andare a pascolare. Gesù è quel pastore che passa la notte a vegliare, accovacciato all’apertura del recinto di pietre, diventando egli stesso la porta che lascia passare solo chi ha a che fare con le pecore e tiene lontano i nemici, i briganti, i ladri. Fino a quando è lui a vegliare, fino a quando è lui il custode della porta del nostro cuore, non abbiamo nulla da temere. È lui il Pastore, l’unico buono, che cerca nime innamorate che lo aiutino a condurre, lasciandosi condurre. Che poi noi tutti siamo fragili, incoerenti, a volte burberi, poco importa. Dobbiamo essere però, innamorati. Per farci innamorare. Buona domenica, sappiatevi amati.
Come di consueto propongo un audio commento al Vangelo di Paolo Curtaz, un modo per lasciarsi evangelizzare semplicemente ascoltando: https://soundcloud.com/paolocurtaz/commento-al-vangelo-del-26-1
