Riflessione 26-2026

C’è un figlio, in me, che vuole fare bella figura, davanti a Dio, davanti agli uomini. Un bravo bambino sempre disposto a compiacere, a ubbidire. Ma solo nella finzione, solo nell’apparenza, mica abbiamo veramente voglia di sporcarci le mani, di andare sul serio nella vigna. La vigna che il Signore ci chiede di accudire è il mondo. Meglio guardarlo dal di fuori, soprattutto di questi tempi in cui la gramigna sembra soffocare ogni grappolo. Meglio optare per una bella pianta di vite posizionata sul balcone di casa, magari lamentadoci dello stato orribile del mondo. Anzi, accusando Dio delle mie mancanze, che va molto di moda, oggi. Ma c’è anche un figlio aggressivo in me, eterno adolescente, irrequieto e scostante. Che soffre le belle maniere e le apparenze, patisce i propri limiti, vede le contraddizioni negli altri, ma, soprattutto, le vede in sé stesso e non le vorrebbe. Guardando la vigna ha paura, non si sente in grado. Il mondo fuori lo spaventa allora borbotta qualcosa e se ne va. Anche se vecchio padre è affezionato alla sua vigna, lui ha altro da fare: ha il lavoro, ha le sue cose... Ma poi va, almeno per qualche ora, almeno ci prova... La bella notizia è che Dio preferisce il secondo atteggiamento. Preferisce chi è autentico, anche se non esemplare. Preferisce chi ammette il proprio limite e ci prova a chi fa grandi sorrisi e genuflessioni e non muove un dito. Preferisce chi aiuta una prostituta a ritrovare la sua dignità di donna, chi accompagna un peccatore pubblico nel vedersi diverso. Dio non sa che farsene dei bravi ragazzi, vuole dei figli nella vigna perché lui per primo è sceso nella vigna. Lui per primo è diventato uomo, incarnandosi, senza privilegi, rifiutando i vantaggi, per salvare tutti, per incontrare tutti, per amare tutti, come scrive Paolo ai Filippesi nella seconda lettura. Davanti a tanta generosità, a tanta bellezza, a tanta follia, possiamo far finta di niente e continuare a giocare a fare i bravi cristiani. A farci vedere con l’anima azzimata e le faccine devote così che Dio ne tenga conto e veda quanto siamo bravi rispetto agli altri. Oppure ammettere che non siamo capaci, che è difficile amare gli altri, aiutarsi, perdonare e tutte le mille altre cose che questo folle Dio ci propone di vivere. Ma Dio non vuole punire, vuole salvare e gioisce per chi accoglie il proprio limite. È difficile, lo so bene. Difficile avere in me gli stessi sentimenti che furono di Cristo. Eppure, se lo lascio fare, forse qualcosa smuove. Non per sforzo o merito, ma perché l’amore agisce, cambia, illumina, converte. I due figli sono dentro di me, lo so bene, li vedo, li ascolto, li nutro. A volte prevale il figlio che ha paura del giudizio degli altri, non solo quello di Dio. A volte quello ribelle che vorrebbe mandare tutto e tutti a quel paese, Dio compreso. Ma, entrambi, possono crescere e cambiare. È faticoso, cambiare, faticoso starci, faticoso amarla, questa vigna soprattutto in questo tempo e Dio lo sa bene. Si tratta solo di sapere cosa vogliamo fare, sapendo bene che ciò che ci viene chiesto è la verità di noi stessi, l’autenticità anche quando ci imbarazza e ci umilia. Dio non vuole dei bravi ragazzi, ma dei figli autentici... anche ribelli, ma innamorati come lui. Sappiatevi amati, perchè lo siete. Scegliete di amare se lo volete.

Come di consueto propongo un audio commento al Vangelo di Paolo Curtaz, un modo per lasciarsi evangelizzare semplicemente ascoltando: https://www.youtube.com/watch?v=pKolBcvMaIg