Riflessione 29-2026
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 22, 34-40)
In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «"Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente". Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: "Amerai il tuo prossimo come te stesso". Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».
I dieci comandamenti, erano le indicazioni che Dio aveva regalato al popolo di Israele e a noi come indicazioni per un percorso verso la pienezza e la felicità. Ma, al tempo di Gesù, erano considerati dei divieti troppo interpretabili, allora nel corso degli anni si erano aggiunte una serie di norme, minuziose e talvolta incomprensibili, che toglievano il compito di discernere. Bastava obbedire e osservare i precetti e poco importava se, nel farlo, si tradiva l’intenzione divina. Erano diventate 613 le norme da rispettare e la cosa creava qualche difficoltà anche solo a ricordarle tutte. Così la domanda quali fossero le più importanti riecheggiava spesso nelle scuole dei rabbini. Quali precetti sono più importanti? I farisei, rispondevano: tutti. I Sadducei rispondevano: solo quelli di Mosè. Gesù,come altri rabbini all’epoca più famosi di lui, risponde: amare Dio e amare il prossimo. Il primo comandamento è una preghiera, lo Shemà, in cui il popolo di Israele era invitato ad amare Dio con tutte le forze, il cuore, la mente. Il secondo è l’amore verso il prossimo come verso se stessi. Ma si può comandare di amare? No, certo. Esiste un comandamento prima del primo, il comandamento zero, che ci deriva dall’intera Scrittura: lasciati amare. Allora il nostro amore diventa una risposta: ama con tutto ciò che sei, con tutto ciò che puoi. Come riesci. Ma ama. Se ti scopri amato puoi davvero amare Dio. Puoi osare dando tutto te stesso. Come vorrebbe fare l’innamorato. Perché sei amato diventi capace di amare. Ama con l’emozione e la passione, ama con la forza e la concretezza, ama con intelligenza. Ama meglio che puoi. Perché puoi amare dell’amore con cui sei amato. In Matteo Gesù dice che il secondo comandamento è simile al primo. L’amore che scopri in te ti è sufficiente per amare tutto e tutti. Dio e gli altri. Perché l’amore non si divide ma si moltiplica e si amplifica. Ami Dio ritrovando il suo sguardo in quello dei fratelli, ami i fratelli con l’amore che hai scoperto di avere nel cuore. Non esiste più, in Dio, il rischio di odiare gli altri nel suo nome, di inventarsi dei nemici. Impossibile, agli occhi di Dio. Di più: divento capace di amare gli altri con l’amore che mi proviene da Dio solo se, alla luce dell’infinita tenerezza e compassione del Signore, imparo ad amare me stesso riconoscendo le mie ombre, accogliendo la luce che mi è donata. Allora amo gli altri non perché particolarmente amabili o simpatici ma perché amati da Dio che di noi vede solo il capolavoro che aveva in mente quando ci ha creati. E da qui iniziamo la nostra settiman, da questa prospettiva affrontiamo le ansie e le paure della nostra quotidianità. È il cuore che cambia lo sguardo. È lo sguardo che vede le situazioni e le accoglie, senza sprofondare nell’ansia se non riesce a gestirle e a risolverle. Lasciati amare, ama con l’Amore con cui sei amato, come meglio riesci. Ecco, il nostro precetto. Buona domenica.
Come di consueto propongo un audio commento al Vangelo di Paolo Curtaz, un modo per lasciarsi evangelizzare semplicemente ascoltando: https://www.youtube.com/watch?v=HYXPVRURjA8
